LETTERA APERTA AI COLLEGHI DELL’ORDINE DEGLI ARCHITETTI PIANIFICATORI PAESAGGISTI E CONSERVATORI DELLA PROVINCIA DI VENEZIA

Cari colleghi

il compimento del mandato conferitomi quattro anni fa mi pone l’obbligo di ringraziarvi per la fiducia accordata. L’ esperienza fatta mi induce alcune domande:

Ha un senso la professione regolamentata?

La necessità di regolamentare le libere professioni per evitare i fenomeni di esercizio abusivo della professione, senza garanzia di competenze qualificate, risale a fine ottocento.

Oggi, dopo una serie di liberalizzazioni e riforme, i cui esiti sarebbero da discutere per la ricaduta negativa sull’esercizio della professione, la questione è più che mai attuale ed è  necessario garantire la tutela dei diritti di tutti i professionisti e le pari opportunità di lavoro nel rispetto delle competenze professionali.

Qual è il ruolo che gli Ordini possono svolgere per tutelare la professione e la società che si avvale delle nostre prestazioni?

Per poter tutelare la professione nei suoi diversi aspetti, dalla formazione universitaria alla pensione, l’Ordine deve mantenere la propria natura di Istituzione dello Stato e poter essere interlocutore di riferimento delle pubbliche amministrazioni, come portatore di cultura, legalità ed etica nei confronti dei cittadini  e non essere considerato alla stregua di associazione di una categoria di prestatori di servizi.

Credo che l’Ordine debba in futuro, sempre più, saper essere punto di riferimento per tutto quanto attiene la professione costruendo una rete con gli iscritti per la circolazione efficace delle informazioni utili e necessarie all’esercizio delle professioni e, soprattutto, per aumentare la capacità di confronto con le altre categorie economiche, professionali, sociali, culturali e le pubbliche amministrazioni.

Gli Ordini possono avere un ruolo nella promozione del lavoro dell’architetto, in senso ampio, comprendendo con questo termine tutte le professionalità che l’Ordine rappresenta.

Il processo di ridefinizione delle nostre competenze e del nostro contesto professionale si sta avviando?

Non voglio fare un bilancio del lavoro fatto all’interno dell’Ordine ma interrogarmi sul futuro di un lavoro professionale portato avanti per anni.

Credo che la nostra professione abbia perso nel tempo quella credibilità che storicamente si era conquistata con un grande lavoro teorico e pratico a vantaggio delle professioni tecniche ma con una perdita culturale complessiva.

L’architettura italiana non è più punto di riferimento per una cultura della progettazione e non è più garante della qualità nello sviluppo della città e del territorio.

Sento la mancanza di un progetto che sostenga il nostro lavoro e le nostre capacità.

Perché fare un lavoro di squadra negli Ordini?

Anche gli Ordini negli ultimi 40 anni non hanno saputo difendere la qualità e la centralità dell’architettura come opera di pubblica utilità, accettando riforme della formazione universitaria, non facendo chiarezza sulle competenze, non rinnovando ed adeguando le normative di riferimento.

Se oggi siamo ancora considerati un riferimento all’estero, credo che al nostro interno non possiamo più considerarci “quella figura di architetto” che deriva dalla tradizione culturale del nostro paese.

La crisi economica ha fatto crescere la consapevolezza che occorre promuovere la nostra professione attraverso vari canali di comunicazione che “educhino all’architettura” come portatrice di valore aggiunto culturale, sociale ed economico.

Non è opportuno parlarci addosso ma agire attraverso un lavoro collettivo e trovare nuovi strumenti di comunicazione.

La nostra professione potrebbe essere così “bella” che resta ancora in me l’ entusiasmo di lavorare per la promozione del nostro lavoro, per la riqualificazione sociale, economica e culturale della nostra figura professionale e per il superamento dell’attuale marginalità dell’architettura italiana.

Buon lavoro a tutti

Anna Buzzacchi

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